Le caratteristiche dei "grani antichi"

Perché suggerirne il consumo?

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Le caratteristiche dei "grani antichi"

 

La storia che segue ci è resa disponibile dal nostro asker Emanuele C.

 

Si parla molto di alimentazione. Nel mio piccolo, ho iniziato a leggere libri come Contro Natura , fare ricerche su internet, seguire blog e via dicendo. In definitiva, ho iniziato a farmi alcune domande e a raccogliere una serie di informazioni.

Nel mese di gennaio, mentre navigavo su internet, mi sono imbattuto nel sito “Fai da te Cittadino” e ho potuto leggere l’articolo Grani Antichi: Perché Mangiarli e Preferirli al Grano Moderno nel quale venivano riportate diverse affermazioni scientifiche. Non erano, però, disponibili le fonti o i riferimenti a supporto di tali informazioni.

Nello specifico, veniva anche dichiarato che:

- “Con l'avvento dell'agricoltura industrializzata, il grano ha subito una serie di modificazioni volte a rendere la produzione più abbondante: missione compiuta, potremmo dire, a discapito però dei valori nutritivi; infatti, le odierne farine bianche, 00 e 0, ricavate dal grano tenero sono povere dal punto di vista nutrizionale";

- “(il glutine), quando è in alte quantità, causa nell'organismo una sensibilizzazione che, nei soggetti predisposti, può portare alle celiachia";

- "I grani antichi (il grano monococco, il rieti, il senatore Cappelli, il solina, il gentil rosso) non dovendo rispondere ad alcun bisogno dell'agricoltura industrializzata, non hanno subito alterazioni da parte dell'uomo e questo li rende genuini".

Incuriosito, ho contattato l’amministratore del sito per chiedere i riferimenti alle pubblicazioni che stanno alla base delle affermazioni riportate nell’articolo. Da quanto è a mia conoscenza, ad esempio, per quanto riguarda la celiachia, ad oggi non si ha la certezza di quali possano essere i fattori  che ne portano l’insorgenza, potendo entrare in gioco anche componenti esogene. Inoltre, è curioso che tra i “grani antichi, senza alterazioni da parte dell’uomo”, sia incluso anche il “senatore Cappelli”, un grano sviluppato nel secolo scorso dall’agronomo-genetista Nazareno Strampelli e dedicato ad un senatore del Regno (1923).

L’amministratore del sito ha prontamente risposto, ringraziandomi per l’interessamento, e riportando che la loro fonte principale è rappresentata dal Dott. Franco Berrino. L’amministratore mi ha inoltre assicurato che a breve avrebbero pubblicato sul sito un nuovo articolo sull’argomento.

Pochi giorni dopo sul sito è stato pubblicato un articolo in cui veniva riportata la tesi del Dott. Berrino secondo cui la farina 00 è il più grande veleno della storia.

Quest’ultimo articolo, oltre a non fare chiarezza in merito alle dichiarazioni evidenziate in precedenza, introduceva nuovi elementi privi di un adeguato supporto scientifico: ad esempio, non veniva specificata alcuna quantità o soglia oltre la quale l’assunzione di farina possa costituire un pericolo per la salute.

Sebbene non abbia alcuna volontà di mettere in discussione il lavoro del Dott. Berrino, penso sia doveroso distinguere tra due figure: lo scienziato Berrino (persona le cui affermazioni sono supportate da studi scientifici) e l’opinionista Berrino (persona che esprime le proprie opinioni personali). In campo scientifico, il principio di autorità non ha alcun valore: non è rilevante chi fa un’affermazione, come si chiama tale persona o che lavoro svolga, ma sono determinanti gli studi che supportano tale affermazione.

Quindi, ho nuovamente scritto all’amministratore del sito, chiedendo i riferimenti agli studi in grado di supportare le affermazioni riportate in entrambi gli articoli ma questa volta non ho ottenuto alcuna risposta.

Sebbene sperassi in una conclusione diversa della vicenda per poter ampliare il mio bagaglio di informazioni, rimango dell’idea che un dialogo costruttivo sia l’unica strada percorribile per affrontare temi tanto importanti per la salute pubblica.