Logiche fallaci in salute pubblica

Quando il diavolo ci mette anche la coda

Logiche fallaci in salute pubblica

Chi segue la nostra iniziativa sa bene quanto amiamo le logiche fallaci, dedichiamo loro con piacere molti dei nostri post. In essenza, ragionamenti sbagliati, mal argomentati e infondati. Un po' come nel mitico “L'Esorcista” quando il giovane e inesperto padre Karras dice all'anziano e scafato Merrin che la bambina ha manifestato più demoni. “È uno solo!” lo ammonisce il vecchio esorcista. Ecco, per quanto ne sappiamo, le logiche fallaci sono così. In realtà è sempre una sola: quello che dice l'interlocutore non ha senso logico, comunque la si giri. Per questo che si chiamano logiche fallaci: sembrano logiche ma nei fatti non lo sono, sono ingannevoli appunto. Si va dalla più classica e cioè l'Ad Hominem, invece di contestare l'argomento di cui si parla offendo l'interlocutore nella persona, a quelle più elaborate come quella della Falsa Equivalenza, di cui un esempio classico è il terrapiattista invitato ad un programma televisivo assieme ad un astronomo (che purtroppo accetta l'invito): il primo afferma che la terra è piatta, il secondo che è tonda, solo che quelle del primo sono solo mere opinioni e quelle del secondo invece evidenze consolidate. Chi come noi le studia, ne rimane affascinato anche perché, e come sempre fa il diavolo de “L'Esorcista”, non è facile riconoscerle: come si sarà camuffato stavolta? Quali sembianze avrà preso? Sono tante, hanno tanti nomi e ognuna ha le sue specifiche. Dipende molto pure dal contesto e dalle circostanze ma in tutti i casi è sempre la sostanza quella che manca. Molte sono anche in buona fede, altre un po' meno. Le logiche fallaci sono sempre dei mostri, mostri dialettici: e quelle in salute pubblica, secondo noi, manifestano il loro aspetto mostruoso più che mai, basti pensare ad esempio alle tragiche storie delle vittime di morbillo che si sarebbero potute evitare se non ci fosse stato un rifiuto irrazionale all’adozione di vaccini. Questo genere di rifiuto deriva dalla negazione dell’evidenza, e non è un caso isolato: di negazionisti in genere se ne parla tanto, e pure loro, in quella loro dimensione di fallacia universale, alla fine e nel complesso son sempre gli stessi anche se assumono forme diverse, proprio come il diavolo de L’Esorcista. Cosa accomuna infatti nel complesso e in linea generale pensieri negazionisti apparentemente così diversi tra loro come ad esempio NoOGM, No5G, Novax? La prima cosa che ci viene in mente: negano i fatti. E giocano sporco perché quando si nega non si deve dimostrare un bel niente e quindi la fatica la fa chi li deve smentire. Un gioco sporco, pericoloso, rischioso. Ribaltare l'onere della prova è una delle logiche fallaci più usate dai seguaci di certe dottrine: i vaccini non servono a niente, la Covid-19 non esiste, il 5G non è sicuro, gli OGM nemmeno e così via. Facile.

 

                                                           xKQYBsprDfXVYfCfMWigyY6n9vLLUOfiWvPcb_8JBKytewXijbVOIzqIxoUpImO9RKf2qrW5jn3aVGjiAEMyVnWh0NdCS6Ap5EF0oqL-5LEITt-l9T8HtTIQXK8NS8Ldnd-ZInzs

Fig 1: L'Esorcista non ha certo bisogno di presentazioni. Una curiosità cinematografica che però forse non tutti sanno è che il famoso “vomito verde” della bambina posseduta dal diavolo era comune zuppa di piselli… che non deve essere particolarmente piaciuta all’attrice!!! Credits: Wikimedia, fair use.

 

Ma non ci sono solo vaccini e Covid-19 su cui fare i negazionisti in salute pubblica. Per esempio vi è mai capitato di sentire “Sono già legali alcol e tabacco: non c'è bisogno di legalizzare altre sostanze!”? Logica per noi fallacissima. È la cosiddetta fallacia dell'Abbondanza Relativa: si respingono a priori argomenti di discussione appellandosi al classico “Ce ne sono anche troppe!”. Un esempio più da contesto familiare, potrebbe essere quello del coniuge che rinfaccia al partner le tante scarpe possedute. No, il solo fatto che di qualcosa ce ne sia già in quantità, piccola o grande che sia, non è un motivo valido per mettere fine al dialogo. Il dialogo infatti in linea generale è costruttivo quando si mettono da parte ideologie e si guarda ai fatti e alla loro sostanza. Non è un caso che parliamo di logiche fallaci in salute pubblica e di varie forme di negazionismo: secondo noi vale quindi la pena soffermarci su un argomento che, per quanto ci risulti e più di altri, appare divisivo e dove spesso, che noi sappiamo, contrariamente a quello che accade per esempio in altri campi come la virologia, l'epidemiologia o la biologia, tutti forse in linea di massima pensano di sapere tutto: le droghe. Droghe “ludiche”, assunte per puro svago e che sono generalmente tossiche, comunque mai consigliate a livello medico e in nessuna quantità e soprattutto fortemente sconsigliate se assunte da adolescenti. Possiamo dire che, per quanto ne sappiamo, in genere e allo stato attuale, e almeno in Italia, l'unica droga ludica giuridicamente legale con importante effetto psicotropo sia l'etanolo, per gli amici alcol. Che sia una sostanza psicotropa e stupefacente lo troviamo scritto sul sito del Ministero della Salute. E dove troviamo pure che, a livello scientifico, non ne esiste soglia di consumo sicura per la salute, priva di rischi per l'organismo umano, raccomandabile o addirittura “salutare”. Ma come? Ma il vino non faceva bene alla salute? No, è una credenza popolare, una bufala. Lo spiega bene per esempio anche la FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri attraverso il suo portale “Dottore, ma è vero che...?”. Vediamo pure che leggiamo sul sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: l'unico consumo sicuro di alcol è non assumerlo in nessuna quantità e non berlo affatto è la scelta migliore anche in prevenzione oncologica. In finale e per esempio, pure vino e salute è quindi un binomio impossibile. In buona sostanza, si assuma alcol per il solo piacere, e nemmeno per tutti, e se non vi sono condizioni che ne rendono più rischioso l’utilizzo, e certamente non nella convinzione innata o indotta che non possa nuocere alla salute o che addirittura faccia bene. 

 

Ma, per quanto ne sappiamo, meno male che è legale. Allo stato attuale delle nostre conoscenze non esistono infatti evidenze scientifiche solide e robuste e da fonti autorevoli e imparziali, e nello specifico in salute pubblica, che per esempio dimostrino a livello scientifico l'efficacia del cosiddetto “proibizionismo” sulle altre droghe ricreazionali ora in genere tutte illecite, a partire dalla cannabis (o, meglio, il THC usato solo a scopo ludico). Non esistono, ma non finisce qui perché ne esistono invece per affermare l’esatto contrario. Cominciamo da quello che leggiamo attualmente sul sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (2017), la più importante agenzia al mondo per la salute pubblica, fonte autorevole e imparziale. In un più ampio contesto di argomenti di discriminazione in salute pubblica, si legge “Rivedere e abrogare le leggi punitive che hanno dimostrato di avere esiti negativi sulla salute e che contrastano le prove stabilite sulla salute pubblica. Queste includono leggi che criminalizzano o comunque proibiscono (...) l'uso di droghe o il possesso di droghe per uso personale”. E non sono gli unici ad aver preso una posizione del genere. Il British Medical Journal, una delle riviste medico-scientifiche più autorevoli al mondo, afferma più o meno lo stesso e si spinge un po' più in là, con un modo più diretto e andando dritto al punto: Drugs should be legalised, regulated, and taxed(2018). Non è l'opinione di un articolista ma la posizione del British Medical Journal, la posizione ufficiale di una prestigiosa rivista scientifica che dichiara basata su fatti e che esprime il suo appoggio dietro ogni sforzo per legalizzare, regolamentare e tassare la vendita di droghe per uso ricreativo e medicinale, a prescindere che si pensi che le droghe siano buone o cattive. Proseguendo nella panoramica delle attuali prove, vorremmo dare un esempio del grado di evidenza che esiste dietro alle scelte di queste istituzioni presentando brevemente ALICE RAP. Si tratta di un progetto europeo di ricerca quinquennale (2011-2016), co-finanziato dalla Commissione Europea, che ha riunito quasi 200 scienziati da più di 25 paesi e 29 diverse discipline con lo scopo di rafforzare l'evidenza scientifica per informare il dibattito pubblico e politico e stimolare un dialogo ampio e costruttivo su attuali e alternativi approcci alle dipendenze. La sua visione è chiara: promuovere il benessere attraverso una sintesi di conoscenze per ridisegnare la politica e la pratica europea per affrontare meglio le sfide poste dall'uso di sostanze e dai comportamenti di dipendenza. E la sua missione pure: promuovere la sinergia tra le scienze che affrontano l'uso di sostanze e i comportamenti di dipendenza, attraverso un programma quinquennale di ricerca europea trans-disciplinare. I suoi risultati danno un resoconto delle principali evidenze rivelate durante il progetto di ricerca nei suoi differenti aspetti, con esaustivi report e policy paper (Family, Cannabis, Prescription opioids, NPS, Gambling and alcohol). In dettaglio, il policy paper 5 esamina il motivo per cui gli attuali approcci proibizionisti devono essere cambiati e come possono essere elaborate politiche normative sulla cannabis che proteggano la salute pubblica e il benessere in generale. Salute pubblica e benessere in generale. E sceglie una terminologia per noi corretta; non parla di mera legalizzazione né tanto meno di liberalizzazione ma usa una dizione efficace: la severa regolamentazione legale. Come in genere, per quanto ne sappiamo, quella di alcol: che non è solo legale ma è pure severamente regolamentato e chiaramente controllato. Il paper parte dalla cannabis ma, proprio nelle righe finali, estende il concetto a tutte le altre droghe ricreazionali ora illecite, in linea di massima come quello che si legge sul sito di OMS e la posizione del BMJ. 

 

Per concludere la nostra panoramica in merito, ci piace riportare un'ultima evidenza che, secondo noi, presenta interessanti peculiarità, non ultime la sua chiarezza e la sua esaustività: la troviamo su Medical Facts, il magazine di informazione scientifica e debunking delle fake news di cui è direttore scientifico Roberto Burioni. L'articolo (2019) è di Antonello Bonci, uno dei più grandi esperti mondiali di droghe e dipendenze, secondo noi molto esaustivo a livello medico-scientifico soprattutto quando parla dei pericoli e rischi della cannabis, specie in adolescenza. Ne ha tanti. Esiste, a questo proposito, anche un esaustivo report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (2016) che mette in guardia sui suoi rischi e pericoli al momento provati a livello medico-scientifico, soprattutto se assunta tramite combustione. Non è innocua, nel complesso può far male e volendo pure parecchio soprattutto se assunta in età adolescenziale. Le parole di Bonci su Medical Facts, come a noi sembra, non lascerebbero infatti molto spazio alle interpretazioni e la conclusione alla fine arriva di conseguenza. Parlano dei rischi e dei pericoli della cannabis (ovvero il THC ludico) in sé, come sostanza, e lo fanno come il report di OMS e nella parte finale dell'articolo si soffermano in maniera severa sulla mancanza in genere di regolamentazione legale che aggiunge, per quanto ci è dato di capire, nel complesso rischi e pericoli a quei rischi e pericoli che il THC di per sé ha già di suo. E non possiamo nemmeno fare a meno di notare che questo appello alla mancanza di "regolamenti rigorosi" è molto allineato con la missione di ALICE RAP, in cui viene promossa non una semplice legalizzazione ma una regolamentazione severa e rigorosa.E c’è una bella differenza. 

 

In pratica, quindi e che a noi risulti, la conclusione sulla mancanza di regolamenti rigorosi rivelerebbe perciò anche la logica fallace per antonomasia dei cosiddetti “proibizionisti” che, per quanto di nostra conoscenza, hanno in linea generale sempre portato e continuano a portare come argomentazione primaria per la sua proibizione i suoi pericoli e i suoi rischi. In breve, siccome nel complesso fa male va tenuta proibita. E se questa conclusione fosse nei fatti un'altra famosa logica fallace dal nome emblematico, e cioè quella del Cecchino Texano? Si chiama così perché prende l'esempio di quel cecchino che prima spara sul muro e poi ci disegna il bersaglio attorno per dire che lo ha centrato. Ecco, a noi sembra un po' quella: dire che siccome nel complesso fa male va tenuta proibita secondo noi esclude anche, ma non solo, il fatto che i suoi pericoli e i rischi son dovuti nel complesso pure alla sua generale condizione di illegalità e oggi, e con le attuali evidenze, si rivelerebbe in realtà la ragione principaleper la sua regolamentazione legale severa e rigorosa, pure perché al momento, e che noi sappiamo, l'unica inconfutabile a livello scientifico. E, se abbiamo capito, per dare pertanto la libertà di scegliere un prodotto almeno chiaramente controllato e severamente regolamentato come, almeno in Italia, avviene in genere oggi per alcol. E quindi torniamo alla fallacia con cui abbiamo iniziato: siamo proprio sicuri che “Sono già legali alcol e tabacco: non c'è bisogno di legalizzare altre sostanze!”?


Finite qua le logiche fallaci? Ve l'abbiamo già detto: son tante. Come non ricordarsi per esempio di quella della Privazione Relativa? “Ma con tutti i problemi che ci sono voi parlate della legalizzazione delle droghe?1!”. Una bella logica fallace: è conosciuta in genere come “l'appello ai problemi peggiori”, spesso è chiamata anche benaltrismo. Anzi, secondo noi, è proprio in momenti di straordinaria emergenza sanitaria come questo in cui, in linea generale, ogni eventuale occasione e possibilità per migliorare comunque nel complesso e in prospettiva la salute collettiva, cioè quella di tutti, dovrebbe essere almeno presa in considerazione, forse addirittura più che in altri momenti. E se qualcuno di voi, malgrado la nostra discussione delle prove che abbiamo offerto, magari ha dei dubbi su quello che ha appena letto, ha tutta la nostra comprensione: il dubbio è fondamentale in scienza, senza dubbi non si va da nessuna parte. Ma ci correrebbe altresì l'obbligo di dire che forse potrebbe a sua volta essere caduto in una delle logiche fallaci più insidiose che esistano, pure perché spesso in buona fede: quella del Ragionamento per incredulità personale. Il solo fatto che qualcuno non creda che la terra sia tonda, non la fa diventare piatta. E, sempre secondo noi, potrebbe pure essere un sintomo del Backfire effect che, che noi sappiamo, è abbastanza noto in psicologia comportamentale: più prove si adducono, maggiore sarà l'incredulità di chi ascolta, insomma, una sorta di rifiuto a prescindere. Ma questo interessante fenomeno potrà essere oggetto di un altro nostro futuro approfondimento. E per dirla infatti alla Andrea Ferrero, coordinatore nazionale del CICAP, di cui siamo gruppo tematico, occorrerebbe in genere “imparare a non fidarsi delle proprie sensazioni e ad accettare il responso dei dati, anche se controintuitivo”. Un processo complicato e doloroso, che richiede molti anni di studio e di esercizio e che spesso pure gli stessi scienziati possono avere difficoltà a seguire.

 

                                                    lDrSdr42muXkTR7m4tP6LgMUqmX3EFGAH3OwA2zZKocCj8ZPQQEiHT77aZcyigcBBYVRD1WwGATwKKz0vK9nLTqRdAtiU6mOtV30h5_XRmGnGscQe-6_-pSiF4bRTQviP1-KnToF

Fig. 2: la locandina originale della serie televisiva classica "Ai confini della realtà", una celebre serie degli anni 60 (ci sono state 5 stagioni dal 1959 al 1964). Si tratta di episodi indipendenti tra loro, accomunati dall’idea, se vogliamo un po’ Lovecraftiana, che da “qualche parte là fuori”, in un’altra dimensione o forse un altro mondo, ci sono degli eventi, delle entità o anche solo dei luoghi in cui potremmo “imparare una bella lezione”, nel bene o nel male che sia. Credits: Wikimedia, fair use.

 

Conclusioni

Abbiamo incominciato questo approfondimento con un classico della produzione cinematografica e permetteteci dunque di concludere menzionandone un altro: “Mostri in Maple Street”, un episodio della serie classica “Ai confini della realtà” scritto dal mitico Rod Serling. La morale dell’episodio è come molti ragionamenti, collettivi e individuali, non siano limitati al solo mondo speculativo e possano avere effetti concreti con serio impatto sociale. In quest’ottica le fallacie logiche sono insidiose quanto un campo minato, motivo per cui qui abbiamo voluto fare una rassegna di alcune delle logiche fallaci più comuni in cui ci si può imbattere quando la questione è tra le più importanti che ci possano essere: la salute pubblica. Abbiamo visto come può essere facile negare l’evidenza tramite l’inversione dell’onere della prova, un errore logico che può dare origine a diversi tipi di negazionismo. Oppure come tramite la fallacia della falsa equivalenza affermazioni pseudoscientifiche possano arrivare ad essere considerate dall’opinione pubblica al pari livello di affermazioni scientifiche ben più rigorose. Ci siamo soffermati in particolare sul tema del “proibizionismo” e regolamentazione di sostanze stupefacenti perché ci sembra un argomento ideale per mostrare alcune di queste fallacie all’opera, in particolare quella dell’abbondanza relativa e quella del cecchino texano. E pertanto ora,per quanto ne sappiamo, allo stato attuale delle nostre conoscenze più qualcuno oggi per esempio dice che “la cannabis fa male” e più starebbe dando retta alle attuali evidenze che ne auspicano la “legalizzazione” per la tutela della salute pubblica. E non perché sia innocua ma per l'esatto contrario: proprio perché nel complesso innocua non lo è, soprattutto da illegale. In finale ci preme sottolineare che le parole di Bonci su Medical Facts sono nel complesso le stesse lette nel sito di OMS, nell'articolo del BMJ e nei risultati del progetto di ricerca scientifica ALICE RAP: narrano in realtà di una questione in salute pubblica, con evidenze attuali. Ma con una logica fallace si può partire da premesse simili e giungere a conclusioni diametralmente opposte e a rimetterci può essere la salute collettiva, cioè quella di tutti.

 

Chiedi le Prove è consapevole che il dialogo costruttivo sia l’unico modo per rendere una società più civile e responsabile. In questa come in altre occasioni, vorremmo fare nostro quello che è per noi il maggior valore di progetti come “Dottore, ma è vero che...?” della FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, che è nella volontà di accrescere la health literacy: cioè la capacità di leggere in maniera critica salute e medicina, una possibilità che potrà essere utile ai cittadini ma anche ai medici e, ci auguriamo, ai decisori.


PS: Se vi piacciono comunque le Logiche Fallaci, i loro nomi e le loro caratteristiche vi ricordiamo che le potete trovare in ordine sparso sui nostri canali social e in particolare sul nostro canale Twitter cercandole con l'hashtag #LogicheFallaci: al momento in cui scriviamo, abbiamo appena cominciato a pubblicarle in ordine cronologico e stiamo lavorando alla seconda serie, e forse pure alla terza, e forse anche a una quarta: sono tante, non finiscono mai, e ogni volta ci domandiamo: che sembianza avrà preso stavolta? E da lontano un richiamo perentorio: “È una sola!”.