Quale metodo per determinare la veridicità di una notizia?

Giuria popolare: un film già visto, purtroppo.

  • scritto da Chiedi le Prove 3 anni fa
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Quale metodo per determinare la veridicità di una notizia?

 

Da qualche tempo si discute su come contrastare il dilagante fenomeno della diffusione di notizie false, sia sui media tradizionali che sui social network.

 

Il 3 gennaio 2017 Beppe Grillo ha lanciato sul suo blog la proposta di istituire una giuria popolare per decidere sulla veridicità delle notizie diffuse dai media.

 

Non vogliamo soffermarci sui pro e contro della proposta ma vogliamo solo far notare che quanto ventilato dal comico genovese è qualcosa che nel nostro Paese abbiamo già messo in pratica, e con risultati disastrosi.

 

Solo 4 anni fa il Paese era diviso sull’efficacia del cosiddetto “Metodo Stamina”, una sorta di protocollo di cura a base di cellule staminali, proposto da Davide Vannoni (persona senza alcuna qualifica in merito), in grado di curare le malattie neurodegenerative. La comunità scientifica si era ampiamente espressa contro tale metodo per il semplice fatto che non esisteva alcun protocollo pubblico e ufficiale, e mancava qualsiasi pubblicazione riferita allo sviluppo e all’efficacia della metodologia. Tuttavia gran parte dell’opinione pubblica si schierò in favore di Vannoni: tanti personaggi del mondo dello spettacolo manifestarono pubblicamente la loro adesione a Stamina e anche il già citato Movimento 5 Stelle non esitò a schierarsi in favore della sperimentazione per venire incontro “alle istanze dei cittadini”. Di fatto, tutti gli schieramenti politici si mostrarono compatti di fronte a tale richiesta popolare, così che sia la Camera che il Senato votarono con larga maggioranza il decreto che dava il via alla sperimentazione. Sappiamo tutti com’è andata a finire: Stamina si è rivelata una truffa colossale, come predetto dalla comunità scientifica. Vannoni ha patteggiato una pena di un 1 anno e 10 mesi. Tutta questa campagna mediatica ha però lasciato il segno e alcuni italiani hanno continuato a rivolgersi a Vannoni, il quale aveva intanto trasferito la sua attività in Georgia [1].

 

La vicenda diventa ancora più drammatica se si pensa che solo pochi anni prima di Stamina era successo un caso praticamente analogo. Alla fine degli anni ‘90 si diffuse la notizia che un medico modenese, Luigi Di Bella, avesse approntato un metodo di cura (ribattezzato “Metodo Di Bella”) in grado di curare tutte le tipologie di tumori maligni. Anche in quel caso le affermazioni fatte non avevano alcun supporto scientifico: quando, nel 1997, Di Bella consegnò ai rappresentati del Ministero della Salute le cartelle dei suoi pazienti, venne fuori che a fronte di “oltre 10.000 casi trattati” furono rinvenute solamente 3076 cartelle cliniche. Di queste, solo 248 poterono essere prese in considerazione in quanto riferite a pazienti con diagnosi tumorale ed applicazione del Metodo. Dei 248 pazienti, solo 1 era ancora in vita dopo due anni dalla diagnosi di tumore. Non era presente alcuna statistica in grado di valutare l’efficacia o i risultati del metodo. Nonostante la totale mancanza di evidenze scientifiche fornite a supporto dell’efficacia del metodo Di Bella ed i pareri contrari della comunità scientifica, la spinta emotiva sul “caso Di Bella” esplose così violentemente nell’opinione pubblica del Paese che nel 1997 l’allora ministro della Sanità (Bindi) giustificò con il "volere del popolo" un provvedimento urgente che ne autorizzasse la sperimentazione. Lo studio si chiuse nel luglio 1998, dopo soli 4 mesi, in quanto la quasi totalità dei pazienti (il 97,5%) si era ritirata a causa della morte o della progressione della malattia.

 

 

Queste drammatiche vicende sono solo due esempi per mostrare quanto sia difficile prendere decisioni sotto una spinta emotiva così forte (inoltre, all’opinione pubblica mancavano informazioni corrette e fatti ben distinti da opinioni). E’ anche vero, però, che non siamo più ai tempi di Aristotele, in cui c’era un’autorità che imponeva la conoscenza.

 

Ecco perché noi di Chiedi le Prove non proponiamo un giudice super partes o un pool di esperti che decidano cos’è giusto e cos’è sbagliato. La nostra iniziativa promuove la diffusione di un metodo decisionale, mutuato dal mondo scientifico, con cui una società democratica raccoglie le informazioni che le permettono di prendere delle decisioni nell’interesse di tutti, a “bocce ferme” e non reagendo agli eventi.

Proponiamo un metodo che si basa su tre valori: il valore dei fatti, il valore della trasparenza e  il valore della responsabilità. Chiunque fa un'affermazione, deve dire su quali fatti questa stessa affermazione si basa; deve farlo in modo trasparente, per far sì che le fonti di questa affermazione siano accessibili e deve farlo in modo responsabile, cioè quando fa un'affermazione deve gestirne le conseguenze.

Impariamo tutti a chiedere e pretendere le prove delle affermazioni con cui veniamo in contatto. Non diamo fiducia a tutte quelle notizie che vengono diffuse senza citarne le fonti. La nostra società ha bisogno di trasparenza nelle scelte che vengono operate, trasparenza che deriva dalla possibilità di poter giustificare le affermazioni che vengono fatte: ognuno deve poter avere a disposizione le fonti con le quali un'affermazione è giustificata.

 

 

Se condividi questo metodo aderisci alla nostra iniziativa: inizia a chiedere le prove e aiutaci a diffondere una cultura della trasparenza e della responsabilità.

 

[1]: per un articolo più tecnico vedere http://www.nature.com/news/disgraced-stem-cell-entrepreneur-under-fresh-investigation-1.20985