Evidence Matters al Parlamento Europeo

Il resoconto di viaggio di Marco e Natalia

  • scritto da mark 1 year ago
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Evidence Matters al Parlamento Europeo

Il 21 giugno 2017 si è svolta la giornata “Evidence Matters” al Parlamento Europeo, giornata durante la quale 16 persone, provenienti da diversi paesi europei, hanno parlato ai parlamentari raccontando perché i fatti sono importanti nella loro vita.

Un’iniziativa lodevole a cui Chiedi le Prove ha partecipato potendo contare sulle storie degli asker italiani Luca, Emanuele, Elena, Sergio e Natalia, che ringraziamo di cuore ancora una volta per aver partecipato.

Per farci il resoconto della giornata, abbiamo mandato a Bruxelles una persona del nostro staff ad aiutare, insieme alla sua fidanzata che è stata scelta dagli organizzatori come relatrice italiana per la giornata. Pubblichiamo così il resoconto della giornata fatto da Marco e Natalia.


E’ stata una settimana rovente a Como, ed è con un sospiro di sollievo che Martedì mattina ci svegliamo presto per andare alla stazione. Un viaggio rapido con il Malpensa Express, in una mattina che già promette un giorno con temperature ben oltre i 30 gradi, e arriviamo all’aeroporto di Milano Malpensa, dove ci attende il volo verso Bruxelles e, sperabilmente, una settimana nel fresco clima nord europeo.

 

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Ebbene sì, approfittando della giornata di Evidence Matters pianificata per Mercoledì 21 Giugno abbiamo deciso di attaccare qualche giorno in più e fare una settimana di vacanza in Belgio.

Appena usciti dall’aeroporto di Zaventem, l’aeroporto cittadino della capitale Belga, ci rendiamo conto che il “fresco clima nord europeo” per quella settimana ha deciso di prendersi una vacanza da qualche altra parte: oltre al caldo intenso, siamo accolti da livelli di umidità che rivaleggiano quelli della bassa Pianura Padana. Malgrado ciò la città, capitale europea, è un luogo vivibile, anche se leggermente sporco. Ricorda una città dell’Italia del nord ma con mezzi di trasporto pubblico funzionanti, inoltre per avere più di un milione di abitanti il traffico automobilistico è più che sostenibile. L’impressione che abbiamo avuto è quella di una società matura, con livelli di integrazione etnica che la rendono veramente multiculturale in tutte le classi sociali. E’ anche molto facile comunicare con gli abitanti del posto perchè parlano quasi tutti un inglese fluente e con poco accento. A quelle latitudini il solstizio estivo è caratteristico perchè i giorni sono molto lunghi ed è così che abbiamo concluso la nostra prima giornata di vacanza: in piazza, sorseggiando una Guinness (tipico prodotto belga...), sotto il sole delle 10 di sera.

 

 

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Ma veniamo ora alla giornata dell’evento, un caldissimo Mercoledì 21 Giugno. Abbiamo appuntamento all’ora di pranzo con Giulia del CICAP che da circa sei mesi vive a Bruxelles e che ci darà una mano con le fotografie e con il ‘networking’. Il punto di ritrovo con gli altri partecipanti è nella sala di attesa di un albergo in centro dove incontriamo Sofie di Sense about Science e Chris di Ask for Evidence, amici di Chiedi le Prove che avevamo conosciuto lo scorso inverno a Londra, quando due membri di Chiedi le Prove sono andati in missione a prendere contatto con l’iniziativa britannica Ask for Evidence. Il piano originale era quello di fare una passeggiata dal centro città fino al Parlamento Europeo, ma visto il caldo e l’afa si decide di prendere un taxi. Non abbiamo dunque modo di interagire con gli altri partecipanti, se non con Tobias, un ragazzo tedesco che come Natalia dovrà dire il suo discorso in Parlamento e che condivide il taxi con noi.

 

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Eccoci dunque arrivati davanti alla sede del Parlamento Europeo (grazie Tobias per la foto), è un po’ in ombra ma si vede la bandiera europea sopra l’ingresso in cui dobbiamo andare.

Purtroppo per voi si vedono anche i tre inviati di Chiedi le Prove, da sinistra a destra: Giulia, Marco e Natalia. La freccia del cartello di Chiedi le Prove non è casuale: punta alla bandiera europea perchè questo è proprio il programma della giornata: andare a dire agli europarlamentari di prendere in considerazione i fatti nelle loro decisioni. D’accordo: la freccia punta la bandiera per via del tutto fortuita, ma era molto più bella la prima spiegazione!

Più nello specifico, la giornata inizia con una visita del Parlamento Europeo. Forse non tutti sanno che (almeno, noi non lo sapevamo) il Parlamento Europeo è aperto al pubblico previa prenotazione della visita. Abbiamo visitato le aree comuni e poi siamo entrati in un’aula dove un impiegato della struttura ci ha raccontato alcune cose su come funziona l’Europa a livello amministrativo. Le sedute parlamentari sono delle riunioni tematiche di tutti i membri del parlamento, in cui i relatori hanno a disposizione due minuti per il loro discorso. I discorsi devono dunque essere sintetici e incisivi se vogliono avere qualche effetto, in modo che un partecipante alla riunione possa avere una panoramica delle opinioni principali su un certo argomento.

 

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I requisiti per essere un europarlamentare sono tre: essere maggiorenni, avere la fedina penale pulita e, cosa più importante, essere stato eletto dal proprio elettorato locale. Non serve invece avere competenze specifiche in qualcosa, questo forse è uno dei punti che inconsciamente tendiamo spesso a dimenticare: ci aspettiamo che un parlamentare debba essere una persona super-esperta in svariati campi, superiore alla media e anche un po’ snob. Ma non è necessariamente così e anzi, quelli che abbiamo conosciuto erano tutte persone alla mano ed esattamente come noi e voi. Proprio per questo motivo non possiamo dare per scontato che conoscano tutto a riguardo dell’importanza dei fatti, anzi, loro si basano sui cittadini che rappresentano per capire quali decisioni prendere e che criteri usare, e visti i recenti eventi di “verità alternative” abbiamo voluto mandare loro un messaggio per far capire che i fatti sono ancora importanti per gli europei. Questo messaggio è stato organizzato grazie a Sense about Science e a Ask for Evidence sotto forma di sessione parlamentare ospitata da sei membri del parlamento. Sedici persone, tra cui due italiani, hanno esposto il loro discorso sull’importanza delle prove e in seguito i sei membri del parlamento hanno risposto. Essendo un evento ufficiale del Parlamento Europeo, era tutto strutturato nello stile menzionato prima: ognuno di noi aveva un minuto per esprimersi nella propria lingua (o in inglese, come ha scelto di fare Natalia) e dopo di noi i parlamentari hanno risposto con un discorso di due minuti ciascuno.

 

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Ecco i cittadini che hanno parlato. Marco è “imbucato” nella foto perchè all’ultimo minuto ha dovuto prendere il posto di Sergio, l’altro italiano che per motivi di salute non ha potuto partecipare alla giornata. Il discorso di Sergio è stato dunque recitato da uno di noi.

Oltre ai sei parlamentari ospiti - Marco Affronte dall’Italia, Carlo Moedas e Ricardo Serrão Santos dal Portogallo, Julie Girling dal Regno Unito, Jan Huitema dall’Olanda ed Eva Kaili dalla Grecia - hanno assistito all’evento diversi altri politici con cui abbiamo avuto modo di parlare nel momento di dialogo informale che è avvenuto subito dopo l’evento.

 

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In questa foto vedete Jan ed Eva, due dei parlamentari ospiti, che hanno voluto fare la foto con il cartello di Chiedi le Prove (agli altri semplicemente non abbiamo avuto occasione di chiedere). Come loro, tutti i presenti hanno fatto capire una cosa molto importante: sono interessati nei fatti e aperti a soppesarli con la giusta importanza. Il fatto che sia stato possibile organizzare questo evento grazie a degli ospiti che hanno offerto il loro tempo e risorse, e che all’evento abbia partecipato un’aula piena di gente è un incoraggiante segno di ripresa dall’opinionismo incontrollato degli ultimi anni. Almeno a livello europeo.

Una cosa che abbiamo imparato da Evidence Matters è che il luogo comune del parlamentare che dovrebbe essere esperto in tutto ma che è troppo corrotto per fare le scelte giuste è spesso e volentieri sbagliato. Molti dei politici che hanno ospitato l’iniziativa sono persone comuni che vogliono veramente aiutare e appoggiano decisioni sulla base delle tendenze delle persone che rappresentano. Questo è palesato, oltre dal loro interesse nell’organizzare l’evento, anche dalle risposte che hanno dato che a livello scientifico, talvolta, erano carenti. In ogni modo: fargliene una colpa è sbagliato, soprattutto perchè hanno dimostrato di voler imparare e perfezionarsi.

Tra le risposte ottenute dai parlamentari, oltre a un sincero interesse nel valore dei fatti, ci sono state anche delle perplessità. Quella più comune è stata la difficoltà che i politici trovano a prendere decisioni ascoltando tutte le evidenze: a volte bisogna fare delle scelte e per seguire un evidenza bisogna andare contro a un’altra. Un altro ostacolo che molti di loro trovano è definire l’evidenza: Eva ci ha detto che in un gruppo parlamentare hanno provato ad accostare uno scienziato per ogni politico in modo da avere sempre sotto mano il parere scientifico, ma il risultato è stato che ogni scienziato aveva un’opinione diversa. Ancora una volta, il messaggio è chiaro: ci sono membri del Parlamento Europeo che provano a conciliare dibattito scientifico con politica.

 

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Possiamo dire che è stato un bell’evento, in cui abbiamo portato le voci di tutta Europa, dall’estremo Nord all’estremo Sud. Saremo anche popoli diversi, etnie diverse, stati diversi ed economie diverse ma il messaggio era unico: per favore, non prendete decisioni campate per aria!

 

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