Infrasuoni e Neuroni

Gli infrasuoni influenzano il funzionamento dei neuroni?

Infrasuoni e Neuroni

Nella mitologia Greca Panacea era la dea della salute universale, poteva guarire ogni male e prolungare indefinitamente la vita delle persone. Per i greci alcune piante potevano avere questa caratteristica, come le piante del genere Opopanax. Vivere a lungo ed in salute è un sogno proibito dell’uomo dall’alba dei tempi. Questa storia non parla di una panacea in senso stretto, ma comunque di un dispositivo, delle cuffie, che si propone di essere d’aiuto contro una gamma di disturbi piuttosto vasta. Il dispositivo si chiama Karnak rigeneratore ed è “un generatore di frequenze che stimola un lavoro di riordino e di equilibrio tramite il meccanismo della risonanza cerebro-organica”. Questa tecnologia secondo l’azienda è utile per una vasta gamma di situazioni, tra cui la vitalità cellulare, il sistema immunitario, il riequilibrio emozionale, il contrasto allo stress, il miglioramento della concentrazione e altro ancora.  Le frequenze vengono “trasmesse” mediante una coppia di diffusori, all’interno dei quali vi sono un solenoide e una scheda elettronica. All’interno di questi diffusori, situati all’interno delle cuffie, viene generato un campo elettromagnetico. Le cuffie però, da quanto riusciamo a capire dal sito web dell’azienda[1], non emettono onde elettromagnetiche bensì infrasuoni. Questo è un dettaglio importante che ci tornerà utile. In pratica le cuffie hanno il funzionamento di un altoparlante. In quest’ultimo un segnale elettrico viene trasformato per mezzo di un trasduttore in onda sonora. Come sappiamo l’onda sonora ha bisogno di un mezzo per muoversi, l’aria per esempio. In poche parole l’onda sonora è rappresentata da variazioni localizzate della pressione dell’aria. Le nostre orecchie decifrano le onde sonore, trasformandole in un segnale elettrico che il nostro cervello può leggere. Le nostre orecchie funzionano quindi come un trasduttore e fanno il contrario di quello che fa un altoparlante, trasformano cioè il suono in audio. 

Ciò che attraverso le cuffie arriva al nostro cervello sono quindi onde sonore in forma di infrasuoni. Secondo l’azienda questo meccanismo interagisce con il nostro corpo come il campo magnetico terrestre interagisce con le forme di vita biologiche. Sempre secondo l’azienda, alcune onde stazionarie presenti nell’atmosfera denominate risonanze di Schumann[2] interagiscono con le forme di vita biologiche, e sono proprio queste che hanno un meccanismo di interazione simile quello utilizzato dal loro prodotto.

Tiziana è rimasta incuriosita dalle affermazioni fatte dall’azienda e ha deciso di contattarla per saperne di più e per avere evidenza degli studi scientifici a supporto delle affermazioni suddette. L’azienda ha risposto con gentilizza e in modo piuttosto prolisso, chiarendo meglio il funzionamento del dispositivo (confermando di fatto che funziona come un altoparlante), gli ambiti in cui viene utilizzato (a tal proposito viene specificato che il suo funzionamento è solo complementare ai trattamenti convenzionali) e fornendo una ricca bibliografia scientifica.   

La bibliografia fornita è veramente molto vasta. Ma a riguardo ci sono alcune cose da osservare, comuni praticamente a tutti i lavori presentati. In particolare questi studi indagano sull’efficacia della stimolazione magnetica transcranica nella cura di diverse patologie: dalla depressione agli acufeni, passando per l’insonnia. La stimolazione magnetica transcranica[3] consiste nello stimolare i neuroni corticali e subcorticali attraverso brevi impulsi magnetici. Un condensatore produce corrente elettrica che viene inviata in un circuito composta da una bobina formata da filo di rame. La corrente elettrica, che come sappiamo è rappresentata da elettroni in movimento, genera campi magnetici perpendicolari alla direzione dell’elettrone. Il campo magnetico così generato è ciò che viene inviato ai neuroni, in forma di impulsi brevi. I neuroni si depolarizzano, cambia cioè la distribuzione della carica elettrica nella cellula. Questo meccanismo, indolore e non invasivo, è usato come strumento di studio per ciò che riguarda il cervello ed in particolare le funzioni della corteccia cerebrale, la parte più esterna del cervello. Questa tecnica sta rivelando anche alcune proprietà terapeutiche. 

Da questa spiegazione possiamo trarre una prima conclusione. È vero che sia la stimolazione transcranica sia il meccanismo utilizzato da Karnak consistono nella stimolazione dei neuroni attraverso un’onda, magnetica nel primo caso, sonora nel secondo, tuttavia non stiamo parlando dello stesso processo. Da un lato ciò che arriva al cervello del paziente sono onde sonore, nell’altro caso onde elettromagnetiche. Gli studi forniti dall’azienda quindi difficilmente possono definirsi rappresentativi della tecnologia Karnak. E se lo sono, non ci è chiaro in che modo. 

 

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Esempio di strumento utilizzato per la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva. CC BY-SA 4.0 Credits: user Baburov-Wikimedia


 

Passiamo comunque ad analizzare le ricerche che l’azienda ha fornito. Concentrandosi in particolare su un gruppo di ricerche in doppio cieco, caratterizzate quindi da una metodologia più robusta. L’azienda stessa ha dato maggiore risalto a questo gruppo di ricerche, vale quindi la pena concentrarsi su queste. 

La prima ricerca[4] indaga sull’efficacia della stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) ad alta frequenza nel trattamento della fibromialgia, una patologia che provoca diffusi dolori muscolari. La ricerca è randomizzata ed in doppio cieco e consta di 38 pazienti, divisi equamente tra il trattamento rTMS e il placebo di controllo. Nel gruppo di chi ha ricevuto il trattamento vi è stato un miglioramento dei sintomi legati alla fibromialgia ed un conseguente impatto positivo sulla qualità della vita. Il follow up è durato 11 settimane.  

La seconda ricerca [5] consta di un campione di 40 soggetti ed è sempre a tema fibromialgia. Nello specifico lo scopo della ricerca è quello di verificare nei pazienti affetti da fibromialgia, attraverso un follow up di 25 settimane, se la riduzione del dolore può considerarsi duratura in seguito al trattamento. La ricerca ha trovato riscontri positivi in questo senso.  

La terza ricerca [6] ha un campione di 60 pazienti e indaga sull’efficacia della rTMS sulla depressione. La ricerca ha riscontrato un miglioramento significativo per quanto riguarda il punteggio nel questionario MADRS (Montgomery-Asberg Depression Rating Scale), un questionario di 10 domande utilizzato per valutare lo stato depressivo. Esso contiene domande riguardo la propria tristezza percepita, eventuale insonnia e pensieri suicidi, difficoltà a concentrarsi e ad eseguire le attività della vita quotidiana e stanchezza. Sulla base del punteggio verrà parametrata la diagnosi, più il punteggio è alto più la depressione è grave[7].  

La quarta ricerca [8] riguarda l’utilizzo dell’rTMS come trattamento degli acufeni. Anche qui è stato riscontrato un miglioramento. 

Con la  quinta ricerca [9] si cominciano ad avere numeri più interessanti, comprende infatti 100 pazienti e questa volta il trattamento rTMS è utilizzato nel trattamento dell’insonnia. Anche in questo caso sono stati evidenziati dei miglioramenti per ciò che riguarda vari sintomi come la difficoltà ad addormentarsi, il non dormire a sufficienza ed il sonno interrotto. 

La sesta ricerca[10] rappresenta una metanalisi[11] di 7 studi, per un totale di 160 pazienti. Questa volta la patologia studiata è l’afasia, un disturbo neurologico che colpisce il linguaggio.  

La settima ricerca [12] riguarda nuovamente la depressione ed è quella con il campione più rappresentativo, 170 pazienti reclutati in 18 centri.

Queste ricerche sono quelle a cui è stato dato più risalto, tuttavia pur essendo in doppio cieco sono tutte caratterizzate da campioni piuttosto bassi. Quindi scarsamente rappresentativi.  Ricordiamo inoltre, come già detto in precedenza, che queste ricerche riguardano la stimolazione magnetica transcranica, che si basa sulle onde elettromagnetiche, mentre il dispositivo Karnak utilizza onde sonore. Le ricerche non sono quindi attinenti. 

 

L’azienda in realtà ha fornito, oltre a questi, un gran numero di studi. È impossibile analizzarli tutti ma possiamo comunque trarre delle conclusioni in generale, le quali ci condurranno ad una riflessione. 

Tralasciando il fatto che non è chiaro quanto questi studi siano attinenti, per i motivi che abbiamo visto, gli studi proposti sono sì tanti, ma peccano in qualità. Hanno infatti difetti evidenti che li rendono scarsamente affidabili: hanno spesso campioni piccoli, follow up non sufficienti, procedure non sempre in doppio cieco e molti sono il frutto di studi su animali. Questi ultimi sebbene siano una tappa necessaria del percorso scientifico, non sono di per sé sufficienti per essere rappresentativi dell’efficacia di un trattamento sull’uomo. Essi servono per selezionare i trattamenti o le molecole più promettenti e sicure, su modelli animali che possano simulare con buona approssimazione aspetti del corpo umano. Questi e altri limiti sono menzionati nelle conclusioni stesse degli studi.  

Questo ci ispira una riflessione. C’è un detto che dice “il plurale di aneddoto non è dati” e qui potremmo coniare un altro modo di dire: “il plurale di studio scientifico non è necessariamente evidenza scientifica”. Perché? Non conta tanto la quantità degli studi scientifici che si hanno a disposizione su un dato argomento, ma conta soprattutto la loro qualità. Uno studio con un campione sufficientemente ampio e con una metodologia sufficientemente solida rappresenta un’evidenza più forte di molti articoli di qualità minore. Non basta raccogliere dati, occorre anche predisporre metodologie sufficientemente robuste da prevenire il più possibile variabili nascoste che potrebbero incidere sul risultato. La questione è prima di tutto qualitativa oltre che quantitativa.  Più il campione è ampio e la metodologia  adeguata più lo studio è solido ed affidabile. Un gran numero di studi dalla valenza modesta non devono quindi creare un’illusione di solidità: Basta un singolo studio ben fatto a superarli. Per fare un esempio pratico per ottenere l’approvazione condizionale del proprio vaccino Pfizer ha presentato un solo studio [13], ma quello studio aveva un campione di 44.000 persone! 

 

Sulla base delle prove esaminate dunque dobbiamo ritenere che le prove presentate non siano sufficienti a giustificare le affermazioni proposte. 

L’iniziativa Chiedi le Prove è consapevole di come il dialogo sia l’unico modo per rendere una società realmente responsabile e attenta alle proprie esigenze. Rimaniamo sempre a disposizione qualora ci sia la volontà di dare origine a un dialogo che risulti costruttivo.


Bibliografia.

[1]https://archive.ph/YbV4Q  

“I diffusori sono contenuti in una cuffia appositamente studiata. La cuffia non trasmette suoni udibili, che necessitano della capacità di traduzione dello stimolo da parte degli organi sensoriali, ma infrasuoni, quindi fononi già efficaci per loro stessa natura perché utilizzati in forma nativa per la comunicazione cerebrale e cellulare

[2] https://www.nasa.gov/mission_pages/sunearth/news/gallery/schumann-resonance.html   

https://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_Schumann 

[3] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3271460/ 

[4] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24670891/ 

 https://www.humanitas.it/malattie/fibromialgia/ 

[5]  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21397400/  

[6] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18204341/ 

[7] https://en.wikipedia.org/wiki/Montgomery%E2%80%93%C3%85sberg_Depression_Rating_Scale  

Vi sono altri questionari simili, piuttosto affidabili, come il PHQ9. Strumenti come questo possono essere usati con buoni risultati anche dai medici di famiglia. https://www.medicalfacts.it/2021/12/23/la-depressione-in-uno-studio-di-medicina-generale/?fbclid=IwAR1-O8q5U9I_GA4RVl2ZlSlmXaVntyKvU4qs81HwUSN6o5r6JQ06SnWw2bI  

[8] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20424590/  

[9] https://link.springer.com/article/10.1007/BF02850111 

[10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4103829/ 

[11] La metanalisi è una forma di evidenza scientifica che prende in considerazione i dati provenienti da più studi sullo stesso argomento, trattandoli come un tutt’uno per mezzo di metodi statistici. 

[12] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25192980/ 

[13] https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/nejmoa2034577