Il potenziamento delle capacità cognitive

La nostra opinione sulla reazione di un docente.

  • scritto da ChiediLeProve 3 years ago
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Il potenziamento delle capacità cognitive

Una breve premessa.

Il potenziamento delle capacità cognitive è un argomento particolarmente interessante poiché risulta essere, per esempio, l’obiettivo di numerosi programmi e giochi disponibili per computer e consolle, alcuni dei quali sono diventati anche molto popolari. Il mondo scientifico ha, però, sempre sollevato numerosi dubbi sull’efficacia di questi programmi.

Nell'ottobre 2014, lo Standford Center on Longevity ha pubblicato un documento intitolato "A Consensus on the Brain Training Industry from the Scientific Community" in cui i 75 scienziati firmatari dichiaravano come non ci siano valide prove a sostegno di questi esercizi di brain training.

La nostra “storia”.

Il sito iltuocorso.com propone un videocorso articolato in due livelli, per potenziare le proprie capacità cognitive.

Il corso “è adatto ad ogni adulto sano sotto il profilo neurologico” e si pone l’obiettivo di “preservare e migliorare alcune abilità mentali, quali attenzione, memoria, autocontrollo”.

Un asker, incuriosito da tali affermazioni, ha deciso di scrivere al docente del corso per chiedergli di rendergli disponibili i riferimenti agli studi scientifici che riguardano le metodologie trattate nel corso, in particolare gli studi inerenti al miglioramento delle capacità cognitive in generale nei soggetti sani coinvolti.

Il docente in un primo tempo ha risposto prontamente e gentilmente, affermando che esiste una ampia bibliografia e sitografia sull’argomento, senza fornire però alcun dettaglio specifico. Ha inoltre suggerito di consultare il libro "Una palestra per la mente", Erickson editore per avere una panoramica a prescindere dagli esercizi specifici del videocorso.

Leggendo la scheda dell’editore, però, si nota come questo libro sia “rivolto ai pazienti affetti da deterioramento cognitivo di grado lieve-moderato, ai loro familiari, e a tutti coloro che vogliano contrastare le conseguenze dell'invecchiamento cerebrale sulle diverse funzioni mentali”.

La risposta fornita, come si evince, non è inerente alla richiesta di informazioni formulata dall’asker che ha quindi riscritto al docente, ringraziandolo per la risposta ma rinnovando la richiesta di avere i riferimenti agli studi più significativi.

La pronta risposta del docente è stata di un tono decisamente diverso rispetto alla comunicazione precedente.

Il docente si è trincerato dietro al “principio di autorità” dichiarando di essere un professionista e di non avere troppo tempo per queste cose. Ha precisato di agire, studiare e praticare secondo scienza e coscienza, dovendo rendere conto solamente a coloro che appartengono alla numerosa e qualificata comunità scientifica con la quale è possibile dialogare a un livello di competenza e non di fascinazione. Ha proseguito affermando che le neuroscienze sono ancora in una fase semi-sperimentale e complessa perché se ne capisca a livello divulgativo. Ha sottolineato che si richiedono conoscenze di fisiologia, statistica, psicologia e non ultime nozioni di imaging per spiegare luci e ombre delle metodologie di ricerca. Ha, inoltre, sollecitato l’asker ad “accontentarsi” degli esercizi che gli erano stati presentati.

Il tutto si è concluso invitando l’asker a documentarsi autonomamente su internet con il consiglio di utilizzare Google Scholar con parole chiave semplici come “esercizi anti aging per individui sani”.

Le considerazioni che si possono fare a margine di tale vicenda non solo sono evidenti ma anche amare.

La risposta fornita va nella direzione esattamente opposta ad un corretto approccio scientifico, tenuto conto che chi formulava la domanda non giudicava l’operato di nessuno ma richiedeva solo (e si può aggiungere, in modo lecito) informazioni inerenti a studi scientifici a supporto di affermazioni lette.

Come evidenziato da Sergio Della Sala (Professor of Human Cognitive Neuroscience all'Università di Edimburgo) nell’intervista che ci ha rilasciato, uno dei cardini dell’iniziativa “Chiedi le Prove”, è proprio il valore della trasparenza (e la domanda andava in tale direzione): se fai un’affermazione, devi mettere a disposizione le fonti che ti permettono di sostenere la tua posizione. In particolar modo, quando la tua affermazione viene impiegata per vendere un prodotto, devi essere in grado di dimostrare l’efficacia di ciò che vendi di fronte ad un potenziale cliente, chiunque esso sia, qualunque qualifica abbia.

Consapevoli che il dialogo sia l’unico modo per rendere una società responsabile ed attenta alle proprie esigenze, non possiamo che notare una certa fragilità scientifica nella risposta ottenuta.

L’atteggiamento riscontrato è di totale chiusura verso qualsiasi forma informativa. Inoltre, nella risposta, è riscontrabile anche una vena poco rispettosa verso l’iniziativa stessa.

Auspichiamo, pertanto, un aggiornamento di questa vicenda, con un maggiore interesse nel dibattito scientifico e rimaniamo a disposizione qualora ci sia la volontà di proseguire un dialogo che da parte nostra non si è mai interrotto.

 

Lo Staff

Chiedi Le Prove